La mobilità del futuro sarà integrata, multimodale ed ecosostenibile: più sharing e meno automobili nelle città del 2030. Buone notizie dallo studio Kantar

Nel settembre 2015 i 193 paesi dell’ONU hanno sottoscritto l’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile, un programma d’intervento per impattare positivamente sul pianeta e sulle condizioni di vita dei suoi abitanti. L’obiettivo numero 11 riguarda le città: più intelligenti e a misura di cittadino. Una sfida impegnativa che sta già dando i suoi frutti. Kantar ha raccolto 20000 interviste in 31 città metropolitane e i risultati parlano chiaro: il 25% degli intervistati non è soddisfatto delle attuali modalità di trasporto e vorrebbe cambiare.

La città del futuro? Tecnologica e a basso consumo energetico

Ma quali sono quindi i parametri che definiscono una città smart? Se ci rifacciamo ancora una volta all’Agenda 2030:

  • dovranno garantire facilità di accesso a tutti i servizi con un occhio di riguardo verso le categorie sociali più deboli
  • dovranno investire su infrastrutture a risparmio energetico
  • dovranno limitare le immissioni inquinanti

Per dare qualche numero, le città occupano solamente il 3% della superficie terrestre, ma sono responsabili per il 60-80% del consumo energetico del pianeta e per il 75% delle emissioni di carbonio. Cifre destinate quasi sicuramente ad aumentare se si considera che il fenomeno dell’inurbamento porterà nei prossimi anni milioni di persone a trasferirsi nei centri urbani costituendo entro il 2030 circa il 67% della popolazione globale. La buona notizia è che questo flusso può essere gestito (e già siamo nella fase di test 😉). Come? Attraverso l’Internet of Things e la rivoluzione digitale, una tecnologia disruptive come qualcuno l’ha definita. Ed una delle applicazioni più interessanti e determinanti sarà proprio la macro e micro-mobilità.

Una smart city costruita con l'Internet of Things
Una smart city costruita con l’Internet of Things

Lo studio Kantar non è un’opinione: prepariamoci alla smart mobility

Kantar è una compagnia leader nell’insight e nella consulenza a livello planetario: dal titolo di un recente studio, Mobility Futures, intuiamo già che la soluzione non è unica, ma diversificata e customizzabile a seconda della città che abbiamo di fronte, ognuna con una propria cultura e urbanistica. C’è invece un dato generale molto indicativo che vale la pena riportare: attualmente, il 39% dei commuters si reca a lavoro ogni mattina con la propria auto. Le auto private vengono viste ancora come la soluzione che offre maggiore autonomia e libertà e, nelle città in via di sviluppo, costituiscono perfino uno status simbolo per il proprietario. Man mano che ci avvicineremo al 2030, questo dato subirà progressivamente un’inversione a vantaggio dei mezzi pubblici e della cosiddetta slow-mobility, arrivando a coprire tra dieci anni il 50% degli spostamenti metropolitani. Inoltre, aumenteranno anche le auto elettriche che nel 2032 rappresenteranno il 50% di quelle vendute. Proiezioni poi ancora più lontane nel tempo (parliamo del 2050), stimano una crescita del trasporto stradale al 75%, ma con un calo netto dei consumi. E come sarà possibile tutto questo? Grazie alla mobilità sostenibile con lo sharing primo in classifica.

Mobility Futures, uno studio targato Kantar
Mobility Futures, uno studio targato Kantar

Milano è la sesta città smart nel ranking mondiale…e prima in Italia

Che Milano fosse avanti non è una novità per noi italiani; meno scontato forse il fatto che sia sesta a livello mondiale davanti a città europee del calibro di Parigi e Londra. Buono il rapporto reddito/costo che rende alto l’indice di accessibilità ai servizi. La shared mobility è già una realtà tangibile che piazza la città all’ottavo posto a livello mondiale e terzo in Europa (siamo dietro soltanto ai tedeschi). C’è però un punto che secondo lo studio può essere migliorato ed è l’indice di soddisfazione dei milanesi. Se da un lato si dichiarano favorevoli a cambiare le vecchie abitudini, dall’altro non percepiscono le alternative ad oggi disponibili adatte alle loro esigenze. La conseguenza è che il 24% circa continua a spostarsi in auto. Molti affermano che preferirebbero muoversi in bici o addirittura a piedi. La risposta del comune ai suoi cittadini è stata lesta e ha promosso subito due interventi: il PUMS (Piano Urbano di Mobilità Sostenibile) per migliorare lo stato delle attuali infrastrutture (piste ciclabili in primis) e il MaaS (Mobility as a Service), un servizio di mobilità integrata che permetterà all’utente di cambiare mezzo di trasporto lungo il tragitto pagando una sola volta il costo del biglietto. Questo significa che si potrà acquistare il biglietto della metro, noleggiare una bici o un monopattino elettrico da un’unica piattaforma, con un’unica transazione, in modo facile, economico e con il tempo di un click… non male vero?

Un ipotetico scenario di mobilità integrata (Maas)
Un ipotetico scenario di mobilità integrata (Maas)

Nella MaaS c’è spazio per tutti, anche per i monopattini elettrici

Ed è proprio così! Non potevamo assolutamente chiudere quest’articolo a ribasso: lo Smart City Index 2020 di Ernst e Young, nella sezione dedicata alla mobilità lenta, registra un aumento delle piste ciclabili dal 2014 ad oggi pari al 22%. Sull’importanza delle piste ciclabili nel nuovo quadro normativo, leggi il nostro articolo sui Monopattini elettrici e il Decreto Milleproroghe. Ma non è tutto. A differenza di Kantar, questo reportage, giunto ormai alla quinta edizione, cita espressamente tra le categorie di mezzi in sharing anche i monopattini. Non si hanno purtroppo dati specifici a riguardo, ma lascia chiaramente intendere che il primato spetti ancora una volta a Milano.

Da italiani non ci resta che attendere che sempre più città seguano l’esempio meneghino e abbiamo ragione di credere che questa volta la rivoluzione ecologica arriverà veramente: facendo browsing in rete, ci siamo resi conto di come la coscienza collettiva evolva sempre più velocemente, complice la situazione che stiamo vivendo in queste settimane che ci costringe a riflettere sulle nostre abitudini più radicate. Viviamo nell’era digitale, quella che Stoermer definì negli anni Ottanta Antropocene per indicare un nuovo umanesimo, non delle arti ma della tecnologia. La tecnologia è un’arma a doppio taglio per l’umanità: possiamo investire sul diesel o sul pellet (tra le principali fonti di PM10 nel nord Italia) oppure sulle energie pulite e sull’elettrico; possiamo usare i Big Data per influenzare le scelte dei consumatori oppure per creare una realtà sociale più efficiente e in sintonia con la natura…a noi la scelta. Un mezzo ecologico come il monopattino permette di risparmiare tempo per andare a lavoro evitando il traffico quotidiano (soprattutto nelle ore di punta) e contribuisce a mantenere l’aria delle città più pulita.

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