I monopattini potranno viaggiare anche fuori città? | Pixabay
I monopattini potranno viaggiare anche fuori città? | Pixabay

La nuova normativa lascia aperta la possibilità che i monopattini possano finalmente circolare su strade extraurbane e statali. Ecco perché è una cosa buona.

Tutto nasce da un articolo di Quattroruote. Secondo l’autorevolissima testata, l’abolizione del precedente decreto milleproroghe, insieme alla formula contenuta nel nuovo decreto, secondo cui i monopattini vengono equiparati alle biciclette, rimuove di fatto la limitazione alla circolazione nelle strade extraurbane, rendendo possibile guidare il monopattino dovunque è possibile guidare una bicicletta.

Come è noto le biciclette circolano liberamente nelle strade extraurbane eccetto dove il divieto è espressamente previsto. Sarà dunque possibile circolare in monopattino anche su strade comunali e statali, come fanno normalmente le biciclette?

Monopattino sulla strade extraurbane? La ricerca dello scandalo.

La semplice notizia che ciò possa essere possibile, ha immediatamente causato una levata di scudi nel mondo della mobilità. Com’è possibile che un mezzo che viene accusato di ogni male sulle strade cittadine possa addirittura trovarsi tra i piedi sulle strade extraurbane di collegamento?. Le immagini che illustrano gli articoli di articoli di Repubblica e Quattroruote hanno appunto intenzione di provocare una reazione di sconcerto tra i lettori. “Un monopattino! E addirittura fuori città!”.

Screenshot della pagina di “Repubblica”. 

A corredo dell’articolo, immancabile il link allarmistico, corredato di foto di monopattinisti che violano il codice.

Aprendo i commenti delle testate di settore, è facile notare come lo scandalo cercato, venga facilmente trovato. Nei 19 commenti all’articolo di Quattroruote, in cui il Ministero viene invitato a “battere un colpo”, l’indignazione è assolutamente unanime. Fino ad arrivare ad accusare il monopattino di essere, attenzione: “il mezzo preferito dai maleducati”, “lo usano anche per fare i traslochi!”

Alcuni commenti di lettori indignati, sull’articolo di Quattroruote.

Inutile interrogarsi più di tanto sulle ragioni di tanta animosità (magari proveremo a indagarle in un prossimo articolo). Quello che emerge con chiarezza è che, dal mondo delle automobili e da quello dei “tradizionali” utenti della strada, il coro sale unanime: “respingete il monopattino!”.

Il decreto contiene un errore che deve essere assolutamente corretto da circolari interpretative che, come usa in Italia, dicano esattamente il contrario di quanto scritto chiaramente nella norma. Con tanti saluti alla certezza del diritto, ovviamemente.

Perché lo scandalo non è uno scandalo: in principio fu la bicicletta.

Perché la bicicletta, a cui i monopattini sono equiparati per legge può circolare liberamente sulle strade extraurbane secondarie, con limite a 70 km/h?

Semplicemente perché la bicicletta nasce come mezzo di trasporto. È stata in effetti la protagonista della prima rivoluzione della mobilità. Prima della Lambretta, prima della 600, è stata la bicicletta a rendere possibile a chi lavorava di non risiedere in un edificio collegato alla fabbrica, ma magari a qualche chilometro di distanza. E’ stato in bicicletta che gli italiani (e non solo) hanno fatto le prime gite fuori porta, da soli, con la famiglia o con la fidanzata. Prima di essere uno sport, uno svago o persino un giocattolo per i bambini la bicicletta è stata un mezzo di trasporto, il primo. Scooter, motociclette, automobili, sono arrivati dopo. 

Con la lentissima bicicletta, non sempre (purtroppo) a norma di legge, con luci freni e catarifrangenti in ordine, gli italiani hanno imparato a fare i conti anche nelle strade fuori città. Magari protestando dal chiuso dei loro abitacoli quando sulla strada incontrano un gruppo di ciclisti. Ma capendo che la bicicletta, nel suo utilizzo quotidiano e individuale serve appunto per muoversi, lentamente e silenziosamente, da un paese all’altro. Da una città ai suoi dintorni, e viceversa. 

Purtroppo avvengono anche incidenti tra automobili e biciclette. Ma in questo caso chiunque comprende che la responsabilità dell’attenzione verso il mezzo più lento e meno protetto è dell’automobilista. È l’automobile prima di tutto che deve prestare attenzione al ciclista, concedere spazio e rispetto, al fine di evitare pericoli e incidenti.

Il monopattino fa bene anche a chi guida la macchina.

Permettere il movimento di persone dalla città ai suoi dintorni, da un centro ad un altro, liberando le strade dalle automobili, è l’obiettivo di tutto il mondo sviluppato. L’automobile non è sempre necessaria ma è sempre ingombrante, pericolosa, rumorosa e inquinante. 

Lasciarla a casa quando possibile, utilizzare il trasporto pubblico, o un piccolo mezzo elettrico consente di viaggiare in modo più confortevole, meno stressante, spesso più veloce. E soprattutto consente a tutti di vivere meglio, in centri più umani, silenziosi, piacevoli. Anche a chi prevalentemente si considera un automobilista.

Il monopattino è più pericoloso della bicicletta?

Tutti i dati disponibili più aggiornati raccontano esattamente il contrario. Secondo lo studio ISTAT che abbiamo analizzato in quest’articolo, le cose stanno in modo molto diverso. La bicicletta è funestata da 13 incidenti mortali ogni 1000 eventi registrati, l’automobile è addirittura a 15 incidenti mortali su 1000. Nel caso del monopattino i morti sono stati uno ogni 1000 incidenti.

È senz’altro vero che il monopattino è un mezzo ancora giovane, che molto deve essere fatto per la sua sicurezza da chi lo guida e dai mezzi che gli viaggiano a fianco, che la sua diffusione sta crescendo e ci vorrà ancora qualche anno perché i numeri forniti dagli studi siano stabili e affidabili. Ma una cosa è sicura: il monopattino non è un mezzo “intrinsecamente pericoloso”. Lo è sicuramente meno di tutti i mezzi che popolano già le strade extraurbane.

Il monopattino è più lento della bicicletta?

Un argomento portato da chi rifiuta l’idea del monopattino sulla sua strada è che con la sua lentezza, crea troppo contrasto con mezzi che possono viaggiare fino a 70 km/h (e sarebbe bene che lo facessero). Il differenziale di velocità è tale da risultare pericoloso.

L’argomento potrebbe sembrare a prima vista valido, almeno finché si realizza che un monopattino viaggia, con le nuove norme, a 20 km/h. Una velocità sicuramente modesta, sicura, che consente di vedere con attenzione la strada, e comunque ben più elevata di quella a cui normalmente viaggiano le biciclette usate per normale diporto (con esclusione del ciclismo sportivo). 20 km/h sono una velocità che difficilmente raggiunge una bicicletta da passeggio, nel suo normale utilizzo. 

Imparare la convivenza

A differenza (purtroppo) di molte biciclette che viaggiano sulle nostre strade, il monopattino è dotato di luci, freni, anche frecce dopo la nuova normativa. Un mezzo che ha tutte le carte in regola per utilizzare la strada allo stesso titolo di mezzi che lo fanno già da tempo. 

L’unico requisito davvero importante perché il monopattino possa viaggiare anche sulle strade extraurbane, moltiplicando i benefici della micromobilità elettrica, è che gli altri utenti della strada imparino a riconoscerlo, rispettarlo, conviverci. Sorpassare con calma, dando spazio, non creando pericoli inutili, è un compito delle automobili e in generale dei mezzi a motore. La sicurezza sulle strade non si conquista vietando ad altri mezzi di utilizzarle, ma imparando ad utilizzare il proprio mezzo (e in primis l’automobile) in modo responsabile e intelligente. 

Il nostro auspicio: strade extraurbane sicure, aperte al monopattino.

Ecco perché il nostro auspicio è che le circolari del Ministero chiariscano che l’apertura delle strade extraurbane secondarie al monopattino non è un incidente di percorso dovuto alla complicazione delle norme esistenti ma un preciso e responsabile progetto, che mira ad incoraggiare una mobilità più sostenibile e anche più sicura.

Molto c’è da fare nella manutenzione delle strade e nell’educazione alla sicurezza di chi guida tutti i mezzi (non solo i monopattini). 

Ma non esiste alcuna ragione logica per la quale il monopattino debba essere confinato in una sorta di lockdown stradale, solo all’interno del proprio comune.

Potrebbe interessarti anche:

LASCIA UNA RISPOSTA

Scrivi un commento!
Please enter your name here