Mobilità in sharing: i monopattini elettrici

Negli scorsi anni sono stati diversi i tentativi di offrire servizi di micromobilità in sharing, come il bike e lo scooter sharing, ma solo con l’ingresso dei monopattini elettrici sul mercato la micromobilità green ha avuto l’attenzione che meritava.

Micromobilità è il nuovo termine da tenere a mente riguardo l’evoluzione dei mezzi di trasporto. Un trend che sta attirando l’attenzione di tutti, dalle aziende produttrici e operatori fino ai comuni e i loro cittadini, poiché questo nuovo concetto di mobilità rappresenta l’evoluzione del concetto di mezzo di trasporto.

Per micromobilità si intende l’insieme dei veicoli con peso inferiore ai 500kg e dei modi di utilizzo condivisi (in sharing) per brevi tragitti, per il trasporto di una o due persone al massimo. In passato abbiamo già visto esempi di micromobilità in sharing come il bike o scooter sharing. 

Anche il bike e lo scooter sharing ricadono sotto l’area della micromobilità, ma la vera rivoluzione per i servizi in sharing sta avvenendo grazie ai monopattini elettrici. Loro sono riusciti ad attirare maggiormente l’attenzione del pubblico in tutto il mondo, entrando nel mercato durante il periodo in cui la concezione del mezzo di trasporto sta cambiando. Stiamo infatti vivendo un’evoluzione del concetto di trasporto: da sinonimo di mezzo privato utilizzato per necessità a sinonimo di mezzo condiviso (in sharing) utilizzato sia per necessità che per divertimento.

I monopattini elettrici e l’evoluzione del concetto di trasporto

I monopattini elettrici in sharing rappresentano la vera e propria rivoluzione per il mondo della micromobilità, contribuendo in modo positivo al cambiamento dello status quo del trasporto. Questo tipo di mobilità condivisa era già pronta per raggiungere il successo poiché i cambiamenti socio culturali e tecnologici l’hanno resa la miglior soluzione per colmare un vuoto insoddisfatto nelle esigenze di trasporto dei cittadini.

La maggior consapevolezza dei benefici ambientali e fisici della sharing mobility ha favorito l’adozione dei monopattini elettrici come ambasciatori del cambiamento. Di conseguenza la facilità d’utilizzo di questo nuovo mezzo di trasporto ha permesso a più persone di sperimentare effettivamente cosa vuol dire mobilità condivisa.

Con l’ingresso dei monopattini elettrici nel mercato molte città sono state prese alla sprovvista e questi mezzi sono stati “accusati” di ridurre l’accessibilità dei marciapiedi e di causare caos tra autisti e pedoni. Ma negli ultimi mesi l’utilizzo dei monopattini elettrici sta raccogliendo sempre più consensi tra consumatori e aziende produttrici. Ne è un chiaro esempio l’acquisizione da parte di Ford di Spin (uno dei principali operatori di flotte di monopattini elettrici in sharing) e il lancio di Hive da parte di BMW e Daimler (competitor di Spin). 

I monopattini elettrici in sharing riescono facilmente a colmare diversi gap tra gli spostamenti quotidiani, per andare ad un appuntamento, per recarsi alla fermata del bus o solo per il piacere di farsi un giro. Grazie alla loro crescente popolarità i monopattini elettrici si sono affermati come parte integrante nel mondo della mobilità e potranno contribuire al cambiamento del concetto di trasporto.   

Monopattini elettrici in sharing: maggiori player in Italia e nel mondo

Attualmente in Italia abbiamo 3 player principali per i servizi di monopattini elettrici in sharing (sharing free-floating):

1. HELBIZ

Presente nel territorio italiano a Roma, Pisa e Firenze. A breve si aggiungeranno alla lista anche Capri, Trieste, Torino, Padova, Reggio Emilia, Cesena e Parma. Di recente, dopo il decreto Toninelli, Helbiz ha annunciato lo sbarco anche a Riccione. Ad Agosto la società ha annunciato un round di finanziamento da 10milioni di dollari tra investitori e venture capital, 5 dei quali saranno investiti in Italia.

Breve storia: società fondata a New York nel 2017 da Salvatore Paella, siciliano professionista nel settore della finanza. Questa start-up chiude a Febbraio 2018 una ICO (quotazione in bitcoin) raccogliendo 38,8 milioni di dollari, affermandosi rapidamente nel territorio americano.

Servizio di sharing monopattini elettrici Helbiz
Servizio di sharing monopattini elettrici Helbiz

2. LIME

Attualmente operativa solo a Milano in fase di test. Questa startup è tra le prima a puntare ad un servizio di mobilità a zero impatto ambientale, offrendo altri servizi di mobilità green come bici classiche (Lime-Classic) e bici a pedalata assistita (Lime-E).

Breve storia: fondata nel 2017 a San Mateo, California, conta oltre un milione di utenti in sessanta città statunitensi.

Servizio di sharing monopattini elettrici Lime
Servizio di sharing monopattini elettrici Lime

3. BIRD

Attivo a Milano e a Roma in fase di test, grazie alla partnership con EnelX, sezione del gruppo Enel dedicata allo sviluppo di prodotti innovativi e soluzioni digitali, e Bird Rides Italia, sezione italiana della società.

Breve storia: fondata nel 2017 a Sonata Monica da Trevis VanderZanden, ex sviluppatore per Uber e Lyft. Di fatti VanderZanden si è ispirato molto alle due società che stanno cambiando il mondo dei trasporti auto, come ad esempio nella scelta dei colori dei monopattini elettrici con tonalità scure  in contrasto con la scelta di Lime di utilizzare colori accesi e brillanti.

Servizio di sharing monopattini elettrici Bird
Servizio di sharing monopattini elettrici Bird

Al momento in Italia abbiamo solamente 3 aziende attive che offrono servizi di monopattini elettrici in sharing, ma ampliando lo sguardo al livello mondiale abbiamo altri esempi di startup e aziende intente ad offrire questo tipo di servizio e che hanno già mostrato interesse ad aprirsi verso il mercato italiano.

Qui sotto la lista delle più interessanti:

  • SPIN: startup acquisita dal gruppo Ford Motor Company per circa 100 milioni di dollari. Già attiva in oltre 100 città americane
  • HIVE: startup guidata da BMW e Daimler, ha effettuato i primi test a Milano durante i BluE eMobility Days, manifestazione per la mobilità elettrica svoltasi dal 9 al 14 Aprile. Già attiva in Austria, Francia, Grecia, Polonia e Portogallo.
  • DOTT: startup olandese che ha presentato i suoi monopattini elettrici a Milano durante il FuoriSalone. Già attivi a Bruxelles e Parigi.
  • CIRC: startup berlinese, è la prima ad aver aderito all’Unione Internazionale dei Trasporti Pubblici (UITP), l’unica associazione mondiale per il trasporto. Si contraddistingue per il suo slogan sui monopattini arancioni “This is not a scooter”. Stanno lavorando al lancio del loro servizio in Francia, Spagna e Italia. Già attivi in 21 città in 7 paesi.

Sfide ancora aperte per la micromobilità in sharing

Nonostante i benefici dei servizi di micromobilità in sharing siano perfettamente allineati con i cambiamenti sociali e culturali a favore di una mobilità sostenibile, ci sono ancora diversi “punti deboli” da tenere in considerazione per migliorare il servizio e far si che il suo impatto sia realmente benefico in termini economici ed ambientali.

Profittabilità

I dati forniti in questo paragrafo sono espressi in dollari americani poiché possiamo accedere solo ai dati di analisi presenti in US. Non abbiamo accesso a dati condivisi sul territorio italiano.

Il modello di revenue standard per questa tipologia di servizi è basato su una fee fissa di 1$ per iniziare il viaggio, più un costo aggiuntivo per ogni minuto di utilizzo, in media 0,15$ al minuto. Secondo i dati dei test svolti a Lousville, Kentucky, la vita media di un monopattino elettrico è di circa 28 giorni, con una media di 4 corse per monopattino al giorno. Considerando i costi di produzione (Bird ha dichiarato di spendere 551$ per la produzione di un modello) il profitto generato da un singolo monopattino elettrico è veramente basso: circa 65-75$.

Inoltre come già successo in passato per i servizi di bike sharing, le possibilità di furto o danni a questi nuovi mezzi di trasporto in sharing potrebbe causare gravi perdite per gli operatori del settore, ricordiamo il tragico tentativo di Obike nella capitale italiana, o il nuovo progetto di Uber, sempre a Roma, dove le e-bike Uber Jump sono state vittime di vandali dopo neanche 24 ore dalla loro presentazione.

Impatto Ambientale

Attualmente non esiste nessuna regolamentazione riguardo il ciclo di vita dei monopattini elettrici o di altri mezzi di trasporto in sharing. Considerando la breve vita media degli attuali monopattini elettrici e esempi negativi di gestione del servizi, citiamo di nuovo il caso di Obike, accusata di non aver smaltito le carcasse delle sue bici sparse in giro per la capitale, le autorità competenti dovrebbero incentivare una produzione smart che ad esempio preveda una riqualificazione ciclica dei mezzi messi a disposizione. Anche gli operatori devono impegnarsi a realizzare mezzi di trasporto durevoli nel tempo, tenendo bene a mente tutto il processo di produzione, fino allo smaltimento o riciclo del prodotto, ad oggi possediamo già tutte le tecnologie necessarie per raggiungere tale obiettivo. Trascurare questo aspetto sarebbe un rischio enorme, poiché si ripeterebbero errori già commessi in passato come nel 2017 in Cina, dove migliaia di biciclette inutilizzate dedicate allo sharing hanno formato veri e propri cimiteri di biciclette in città

Migliaia di biciclette abbandonate dedicato allo sharin in Xiamen, Fujian, China.

Servizi di sharing: caos in città ma qualcuno in Europa ce l’ha fatta

La completa integrazione dei servizi di micromobilità in sharing in città sembra essere molto complicata, per lo meno qui in Italia dove abbiamo già riscontrato problemi con amministrazioni e numerose multe per l’utilizzo privato del monopattino elettrico, ma andiamo ad analizzare diversi esempi positivi all’estero, dove le politiche messe in atto dal governo hanno favorito il cambio di mentalità verso una maggiore propensione alla mobilità sostenibile.

Ad esempio Oslo ha deciso di rendere il centro cittadino completamente libero dalle auto (car-free). I posti auto sono stati adibiti ad uso ciclabile, rendendo il transito in città più veloce e semplice, con il risultato finale di aver ripopolato le strade e negozi del centro.

“In pratica non ci sono auto. [..] Si può vedere che effettivamente stiamo recuperando lo spazio che può essere usato per scopi diversi dal parcheggiare auto.”

Axel Bentsen – CEO della Urban Sharing,
compagnia che gestisce Oslo City Bike, sistema locale di bike sharing.

Amsterdam rappresenta un altro esempio vincente di come la politica può incentivare la mobilità green e in alcuni casi forzarne il suo utilizzo. Anche qui i parcheggi per auto sono stati adibiti ad uso pedonale e ciclabile. L’obiettivo è quello di riqualificare 10.000 parcheggi per auto entro in 2025, trasformandoli in aree pedonali, parcheggi per biciclette o aree dove piantare alberi. 

Questa decisione ha suscitato particolare attenzione da parte degli automobilisti (il 21% della popolazione usa l’auto per andare a lavoro, il 50% va in bici), poiché la naturale conseguenza sarà l’aumento del costo dei permessi e ticket per i parcheggi, ma il governo ha assicurato che transizione avverrà in modo graduale.

I monopattini elettrici ci hanno aperto la strada, ora supportiamo la micromobilità in sharing. 

La crescita del ecosistema micromobilità in sharing è in forte crescita e anche se ci sono stati diversi esempi di successo come il bike o il car sharing, sono stati i monopattini elettrici ad abbattere maggiormente le barriere che impedivano alle persone di venire a contatto con nuove opportunità di trasporto green.

Ad oggi il pubblico consapevole dei vantaggi ambientali, sociali e fisici della micromoblità in sharing è sempre più ampio, e in futuro possiamo aspettarci che i servizi già esistenti e i nuovi che nasceranno, diventeranno parte integrante nella vita quotidiana delle persone.

Le politiche di governo, gli operatori di settore e le infrastrutture cittadine devono cooperare per far si che queste opportunità di cambiamento vengano percepite in modo positivo e con entusiasmo dai cittadini. Quest’ultimi ricoprono un ruolo chiave per l’evoluzione della micromobilità in sharing: devono supportarla e rispettarla affinché sia possibile spingere la società a sviluppare una nuova sensibilità per i trasporti e una maggiore consapevolezza sul suo impatto ambientale.

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