La legislazione del monopattino in Europa

Per capire meglio la situazione italiana, abbiamo messo a confronto la legislazione del monopattino elettrico nei principali paesi europei. E l’abbiamo fatto consultandoci con Bit mobility, operatore italiano di sharing che ha condiviso con noi la sua conoscenza dello scenario europeo. Un aiuto senza il quale questo articolo non sarebbe stato possibile.

Non è un mistero che l’Italia viva la crescita della micromobilità elettrica in generale e del monopattino elettrico in particolare con un misto di entusiasmo e di ansia.

Mentre da un lato si invocano nuovi spazi e nuove strade per una mobilità completamente diverse, da altre si chiedono norme più restrittive, che rendano di fatto impossibile il cambiamento. 

Da queste spinte contrapposte è nato il “decreto infrastrutture” che regola il monopattino in modo in parte diverso dal passato, pur senza rivoluzioni sconvolgenti. In questo articolo lo raccontiamo ai lettori, cercando di capire cosa cambia davvero in meglio e in peggio. E soprattutto quali spazi restano ancora avvolti nel mistero.

Il monopattino elettrico e l’Europa: le paure.

Ci siamo chiesti se il clima emozionale che accompagna la crescita del monopattino elettrico sia un’esclusiva italiana. E per farlo abbiamo lanciato uno sguardo oltre i confini, sia in paesi che ci hanno preceduto, sia in realtà dove il fenomeno-monopattino deve ancora vivere il boom che abbiamo tutti vissuto sulle strade italiane, con le sue reazioni negative e positive.

Il caso Parigi

Abbiamo scoperto che anche in paesi di gran lunga più avanti dell’Italia nella transizione alla micromobilità, come ad esempio la Francia, esistono resistenze, paure e lpsicosi legate ai primi, ahimé inevitabili, incidenti con questo nuovo mezzo. La “caccia al monopattino” che abbiamo vissuto negli scorsi mesi sulle pagine (e specialmente sulle versioni online) dei giornali italiani, è stata anche un fenomeno francese, in seguito a uno sfortunato incidente mortale su un marciapiede di Parigi, in seguito al quale la velocità dei monopattini in sharing è stata limitata in tutta la città a 6 km/h, con l’immaginabile danno ai servizi in sharing.

Ban sui mezzi pubblici a Londra

A Londra i monopattini non potranno più circolare sui mezzi pubblici

Un caso a parte è quello britannico. Come spesso è accaduto anche su altri fronti, Londra si trova da un lato all’avanguardia, dall’altro in conflitto con una tendenza generale. Nel caso dei monopattini elettrici, l’UK è stata tra i paesi d’Europa a vivere per prima la rivoluzione del nuovo mezzo. Eppure, la circolazione di monopattini elettrici è ancora ufficialmente vietata in tutto il paese sulle strade pubbliche.

Gli unici mezzi ammessi sono i monopattini in sharing, recentemente introdotti a Londra. Ma Londra vive anche un’altra eccezione. Nelle ultime settimane, su tutti i mezzi pubblici, è stato introdotto il divieto assoluto di trasporto di monopattini elettrici, di qualsiasi tipo, sia piegati che no. Un divieto rafforzato dalla minaccia di salatissime multe. Il problema, almeno così dichiara l’amministrazione cittadina, è quello delle batterie al litio. Pare che in alcuni casi abbiano preso fuoco o cominciato ad emettere fumo, creando panico e pericolo, specie negli spazi angusti della London Tube.

Proibire il trasporto di monopattini sui mezzi pubblici significa colpire al cuore la ragione di esistere del monopattino: la sua intermodalità, la sua capacità di connettere forme di trasporto diverse. È una azione giustificata? Qui, da oltremanica, non pare che l’emergenza batteria abbia condotto agli stessi problemi. È un allarme giustificato quello londinese o si tratta dell’ennesimo caso di psicosi legata al monopattino elettrico? Una situazione da monitorare.

La necessità di una regolamentazione

Ma al di là delle psicosi, la regolamentazione del monopattino elettrico è una pura e semplice necessità, dovuta alla sua crescita esponenziale.

Significano semplicemente che il monopattino diventa sempre più un protagonista delle nostre strade. Regolarlo non significa sempre e solo limitarlo, ma anche tutelarlo. E questo è qualcosa che tutti noi appassionati dobbiamo augurarci e che tutti gli operatori auspicano. Purché ovviamente la nascita delle regole avvenga in modo razionale e utile.

Monopattino e codice stradale. Com’è messa l’Italia?

Il problema dell’Italia, più che la restrittività delle regole, è stata fino ad oggi una grande confusione. Il monopattino elettrico è stato definito e regolato da una serie di provvedimenti, perdipiù affogati in “leggi omnibus” come dice il nome stesso di uno dei primi e più significativi provvedimenti regolatori del monopattino: l’ormai celebre “decreto milleproproghe”.

A questa giungla, e in parte ai problemi non ancora ben definiti in una fase che era partita come provvisoria e sperimentale, ha cercato di mettere riparo l’ultimo provvedimento, ancora una volta purtroppo contenuto in un superdecreto omnicomprensivo, il “decreto infrastrutture”. Già solo riuscire all’interno dell’enciclopedico provvedimento la parte dedicata al monopattino non è semplice. Ma in sintesi, i contenuti sono:

  • Velocità massima: 20 km/h su strada e 6 km/h in zona pedonale
  • Potenza massima: 500 w (sequestro oltre i 1000 w)
  • Obbligo di frecce e freno sulle due ruote in tutti i mezzi di nuova commercializzazione
  • Nessun obbligo di casco e assicurazione, almeno per il momento

Il risultato è una mediazione tra i falchi della guerra al monopattino, che chiedevano da tempo norme restrittive, e il confronto del governo con gli operatori. Un risultato che tutto sommato consideriamo equilibrato, e adatto a porre una base solida per una ulteriore crescita del monopattino in Italia. 

Italia ed Europa a confronto punto per punto.

Per riassumere con un solo colpo d’occhio la situazione europea, vi mostriamo questa tabella, dove i punti di maggiore interesse dei provvedimenti di regolamentazione sono esaminati uno a uno, divisi per paese

La legislazione del monopoattino in Europa e in Italia (prima del decreto infrastrutture). Ringraziamo per le informazioni Bit mobility.
La legislazione del monopoattino in Europa e in Italia (prima del decreto infrastrutture). Ringraziamo per le informazioni Bit mobility.

I paesi che abbiamo preso in esame, oltre ovviamente all’Italia sono: Austria, Belgio, Repubblica Ceka, Danimarca, Germania, Francia, Ungheria, Norvegia, Polonia, Portogallo, Spagna, Svezia e Svizzera.

L’età minima: tra nessuna regolamentazione e 16 anni.

In Italia l’età minima per guidare un monopattino elettrico su strada è 14 anni. Un dato ricalcato su quello dei ciclomotori fino a 50 cc. E’ un requisito che trova pochi riscontri in Europa. Solo il Portogallo è più restrittivo dell’Italia, imponendo un minimo di 16 anni. In Svizzera il requisito dei 14 anni è identico all’Italia, mentre in Austria e in Francia si può condurre un monopattino a partire dai 12 anni. In tutti gli altri paesi l’età minima non è richiesta.

L’età minima per guidare un monopattino varia in Europa tra 12 e 16 anni. | Foto Washington Post

Velocità massima: tra 20 e 25 km/h in tutta Europa.

A parte casi isolati come quello di Parigi (dove ci si augura che il provvedimento emergenziale possa presto rientrare) il dato della velocità massima presenta una grande uniformità sul continente europeo. In nessun paese è superiore a 25 km/h e da nessuna parte è inferiore a 20 km/h. 

Scegliendo quest’ultimo limite, l’Italia si schiera con i paesi più “prudenti”: Danimarca, Germania, Norvegia, Svezia e Svizzera. Altrove, dove il dato è disponibile, il limite corrisponde al precedente italiano: 25 km/h. 

Per quanto il cambiamento abbia portato qualche disagio a livello pratico, primo fra tutti quello di dover aggiornare i software e i loro limitatori, la situazione italiana è pienamente nella media europea e consente di sfruttare a pieno le potenzialità del monopattino come mezzo di trasporto a basso impatto ambientale e alto valore aggiunto per i suoi utenti.

Obbligo di targa, questo sconosciuto.

Molto rumore è stato fatto sull’obbligo di targa, e molta ansia si è sparsa tra i monopattinisti italiani, per un provvedimento che avrebbe di fatto equiparato il nostro mezzo agli scooter, disperdendo molti dei vantaggi di una mobilità leggera e meno burocratizzata. 

Lanciando lo sguardo oltre il confine, è evidente che l’esigenza della targa non è stata altrettanto sentita da nessuna parte. In nessun paese, né dell’Europa mediterranea, né all’opposto della Scandinavia, ai monopattini elettrici viene richiesta la targa.

Farlo in Italia avrebbe rappresentato un unicuum, che l’intelligenza del legislatore ha opportunamente preferito evitare, e di ciò ci rallegriamo anche noi.

Assicurazione obbligatoria solo in Germania e Francia.

L’assicurazione obbligatoria per i monopattini è una esigenza talvolta sentita anche all’interno dello stesso mondo dei monopattini. Se ne discute tra appassionati, nei gruppi e sui social. A fianco di evidenti complicazioni per gli utenti, l’assicurazione porta anche dei vantaggi che qualcuno sottolinea. Più sicurezza per se stessi e per gli altri, oltre a un effetto di legittimazione e pacificazione verso gli altri utenti della strada. Per il momento la legge italiana continua a non prevedere l’obbligo di assicurazione, una notizia che ha rallegrato alcuni e deluso altri. 

Come stanno le cose nel resto dell’Europa?

La legislazione europea dei monopattini è abbastanza univoca nel considerare il monopattino un mezzo che non necessita di alcun obbligo. Le eccezioni sono però di un certo rilievo: Germania e Francia prevedono l’obbligo di assicurazione. Sono paesi all’avanguardia della micromobilità e il loro caso merita senz’altro di essere quantomeno studiato in futuro, per capirne i vantaggi e per scoprire se l’assicurazione obbligatoria resterà un caso isolato oppure si estenderà (magari proprio all’Italia).

E il casco? Sempre raccomandato, quasi mai obbligatorio.

Intorno al casco si è consumata una delle più violente battaglie ideologiche che hanno portato alla nuova legge. 

Il casco è sempre utile ma quasi mai obbligatorio in Europa | Foto The Londonist

Chi potrebbe mai contestare l’utilità del casco? Un dispositivo di protezione che salva vite ogni giorno a chi guida la moto, spesso utilizzato anche dai ciclisti amatoriali più regolari, era da molti considerato quasi inevitabile anche in monopattino, al punto che città come Firenze ne hanno stabilito autonomamente l’obbligo. Grande era l’attesa. Il fatto che il decreto infrastrutture non abbia assolutamente previsto il casco come un obbligo per tutti è stato da taluni accolto con indignazione: una dimostrazione di indifferenza alla sicurezza motivata dagli interessi economici degli operatori.

Che non sia realmente così è stato a lungo spiegato: gli studi traumotologici testimoniano scientificamente che mentre l’incidenza di ferite al capo in caso di incidente è elevatissima in moto e persino in automobile, resta piuttosto rara in monopattino. Persino camminando si rischia maggiormente di ferirsi alla testa. Nei colloqui preliminari con il governo, la posizione degli operatori del settore è stata proprio questa: a fronte di benefici piuttosto limitati, l’obbligo di casco avrebbe danneggiato moltissimo la diffusione dello sharing e dell’uso del monopattino in genere.  Un gioco a somma nettamente negativa.

Che la posizione avesse una sua solidità lo racconta la legislazione di quasi tutta l’Europa. Paesi prudenti, tradizionalmente attentissimi alla sicurezza stradale, non hanno minimamente pensato di introdurlo. Niente casco obbligatorio in Belgio, Danimarca, Germania, Finlandia, Francia, Ungheria, Norvegia, Polonia, Spagna e Svizzera.

In Svezia obbligo sotto i 15 anni; in Repubblica Ceka sotto i 18. 

Anche in Italia l’obbligo è ristretto ai minorenni. Lungi dall’essere un paese permissivo e disattento alla sicurezza, per la scelta di non imporre a tutti l’obbligo di casco, l’Italia ha scelto in questo caso la misura più restrittiva d’Europa.

Come e dove possono circolare i monopattini elettrici in Europa?

In questo caso ci basiamo su un paper pubblicato da Fersi (Forum of European Road Safety Research Institutes) nel settembre 2020.

Come sappiamo in Italia i monopatttini sono equiparati alle bici in città (resta aperto il dibattito se lo siano anche fuori città, il che renderebbe possibile circolare in monopattino anche sulle strade secondarie). Ma nel resto d’Europa le cose come vanno?

La questione principale è la categoria legale in cui è inserito il monopattino. La maggior parte dei paesi equipara monopattini e biciclette, come l’Italia, qualcuno crea una categoria dedicata. Curioso il caso finlandese che equpara il monopattino al traffico pedonale.

In generale l’Europa ha scelto la stessa via dell’Italia: piste ciclabili quando disponibili e strade cittadine in caso che la ciclabile non ci sia.

Spiazzante il dato belga, finlandese, svedese. Mentre in Italia e altrove infuria la polemica sulla circolazione dei monopattini sui marciapiedi, cosa che in Italia è ormai esplicitamente vietata, insieme al parcheggio, in questi tre paesi i monopattini sono invitati ad utilizzare il marciapiede in via preferenziale, se non eccessivamente affollato.

In conclusione: la legislazione italiana del monopattino è in piena armonia con l’Europa. 

Il confronto con l’Europa ci permette di affermare con certezza che il monopattino vive in Italia più o meno con le stesse regole che lo regolano nel resto dell’Europa.

La rivoluzione elettrica è destinata a continuare e ad affermarsi, e lo sta facendo in modo simile in tutta il continente. E’ una buona notizia: l’Italia non è un caso unico in Europa, né per lassismo né (fortunatamente) per la propensione punitiva verso il nuovo.

Il monopattino elettrico è un mezzo che unisce l’Europa.

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